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Urbanistica: una scienza del buon vivere

di Giuseppina Ngoma Balika

L’urbanisme est une clef, ovvero l’urbanistica è una chiave. Così il professor Giancarlo Contessa, citando le Corbusier, ha aperto una serie di lezioni di educazione civica tenute durante il breve periodo di dad a gennaio. Gli studenti sono stati poi invitati a individuare e ad evidenziare problemi nel modo in cui è organizzato il loro territorio, la loro città, il loro quartiere.

Ma quante volte ci è capitato di lamentarci perché nei nostri paesi ci sono pochi parcheggi, poche aree verdi, o i collegamenti con la città sono veramente scarsi? 

Questi problemi sono molto comuni, tanto che ormai da secoli esiste una scienza che regola la progettazione delle città: l’urbanistica. Perché in realtà l’uomo moderno non è stato il primo a chiedersi come dovesse essere pensata una città: già all’epoca degli antichi greci Ippodamo di Mileto propone il modello della città ortogonale. Gli antichi romani costruiscono le città sulla base dei castra (gli accampamenti militari). Nel Rinascimento si idealizza la città radiale. Ma solo nella seconda metà dell’800 la progettazione urbanistica è ufficializzata e regolata da leggi. Parigi è tra le prime in Europa, con i suoi ampi e rinomati boulevard. La seguono progressivamente le altre grandi capitali europee. In Italia la prima città a dotarsi di leggi urbanistiche è Cagliari nel 1861, e non Roma o Milano come verrebbe da pensare. 

Nasce così il Prg (piano regolatore generale), lo strumento urbanistico principale in Italia. 

È un documento che contiene le informazioni fondamentali sull’organizzazione degli spazi nelle città: aree verdi, reti infrastrutturali (ferrovie, strade, metropolitane) , aree residenziali, spazi pubblici ecc. Ogni città è dotata di un Prg. I comuni più piccoli hanno adottato questo strumento più tardi rispetto ai grandi centri urbani.

L’urbanistica ci influenza ogni giorno.

È scontato che il modo in cui è organizzata la nostra città influenzi la nostra vita praticamente in tutto ciò che facciamo. Sindaci e amministratori fanno dell’urbanistica propaganda politica: costruire nuovi edifici, creare nuovi parchi sono iniziative di rilievo in un quartiere o un piccolo comune di provincia. L’urbanistica può essere però ancora più influente e incidere fortemente nelle singole vite. Un esempio calzante è Brasilia, capitale del Brasile. La città, costruita attorno agli anni ’60, è organizzata secondo una struttura a croce: il braccio maggiore è l’asse stradale principale, mentre sul braccio minore si sviluppano le aree abitate, organizzate in quartieri che hanno quasi l’aspetto di piccoli paesini, con le abitazioni ai lati a formare una piazza quadrata centrale.

Questa organizzazione ha lo scopo di fare di Brasilia una metropoli nella quale si vive e respira comunque un’aria di paesino di campagna. Il risultato è che attualmente la città ha uno dei tassi più alti al mondo per suicidi e divorzi (essendo le comunità non molto unite, ma pronte al pettegolezzo), a dimostrazione del fatto che una progettazione urbanistica errata può avere anche conseguenze drammatiche sulla vita familiare e sul singolo individuo. In conclusione dunque l’urbanistica è una chiave di lettura del mondo, che ci permette di capire la realtà che ci circonda, che siamo obbligati a comprendere, perché fa parte del “ben vivere” e non possiamo pensare di farne a meno.

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