La voce degli studenti…

Sembra quasi sia diventato normale. Torniamo a casa, accendiamo le nostre tv, e puntualmente al telegiornale comunicano la notizia di un ennesimo femminicidio. Ormai non ci tocca, perché tanto è capitato ad altri. Con amara rassegnazione constatiamo il fatto e pensiamo non ci sia via d’uscita a questo male. Ogni giorno molte, troppe donne, subiscono abusi di ogni genere -psicologici, verbali, economici, fisici. E le donne hanno paura di parlare, perché spesso la società fa finta di non sentire le grida disperate di aiuto, ti giudica, ti isola, ti fa pensare che sei tu ad essere sbagliata. Ma è arrivata l’ora del cambiamento, che non è tra un anno o un mese, né domani, ma è ora.
La soluzione a questo tragico problema può essere una soltanto: una presa di coscienza individuale. Gli uomini, come le donne devono capire che hanno in mano il potere di cambiare le cose. Solo partendo dal singolo ci potrà essere un cambiamento su scala maggiore, sociale. E bisogna partire dal concetto di libertà. Noi siamo tutti assolutamente liberi. Possiamo fare la differenza, non dobbiamo uniformarci. E soprattutto, oltre a riconoscere la nostra libertà dobbiamo riconoscere quella dell’altro. Tanti uomini non riconoscono e non rispettano la libertà delle donne, e questa è spesso la causa di molte tragedie.
L’amore è il vincolo più libero che esiste, che si rispetta perché si vuole e non perché si è costretti.
Giuseppina Ngoma Balika VB LS


102.

102 non è soltanto una cifra, ma sono tutte le donne uccise nel 2023 fino ad oggi. 102 sono gli occhi che si sono spenti, 102 sono i sorrisi che non ci saranno più. Non sono cifre, ma vite umane. Vite che abbiamo conosciuto, conosciamo e avremmo potuto conoscere. Si parla così poco della violenza sulle donne che quando i media o i notiziari ne riportano notizia, rimaniamo allibiti,sconfortati,amareggiati. Soprattutto quando si tratta di una vita giovane, piena di sogni e voglia di vivere, come quella di Giulia Cecchettin, uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta la notte dell’11 novembre. È questo l’amore? La gelosia e la possessività di una persona misurano l’affetto che prova per noi? Purtroppo sono in molti, troppi, a pensarla così.  Sono persone che vivonoin mezzo a noi. Potrebbero essere nostri amici, parenti, fratelli, padri,fidanzati, mariti, figli, alunni.  Facciamo un esame di coscienza. Giulia poteva essere una nostra amica, una figlia, un’alunna, una conoscente. Non è stata la prima e non sarà neanche l’ultima se non decidiamo di agire. Che questa giornata non sia marginale, ma diventi uno spunto di riflessione e di azionecontro tutti i femminicidi che hanno avuto luogo e un riscatto per tutte le vite preziose che abbiamo perso.

SAMIYA AKTER CLASSE IIA LC


L’onda di dolore e rabbia provocata dal crudele femminicidio di Giulia Cecchettin, perpetrato dal suo ex fidanzato Filippo Turetta, finirà presto. Finirà come è finita quella provocata dal femminicidio di Giulia Tramontano, 29 anni, incinta al settimo mese, massacrata con trentasette coltellate da Alessandro Impagnatiello. La triste realtà è che torneremo a occuparci di altre questioni, dimenticando il dolore delle famiglie coinvolte. Oppure no. Forse questa volta capiremo che queste morti non si combattono solo con delle pene severe e che il femminicidio di Giulia Cecchettin e quelli delle altre 83 donne uccise in questo 2023 dipendono da noi, da quello che facciamo ogni giorno, dall’educazione che viene impartita ai ragazzi, dalle parole che usiamo, da quelle con cui descriviamo la realtà, da come raccontiamo e testimoniamo l’amore e la relazione, dalle nostre scelte. Il diritto di ogni donna di esistere senza essere oggetto di violenza deve diventare un imperativo sociale. La normalizzazione della disparità di potere e controllo può essere combattuta con azioni quotidiane che sfidano una mentalità radicata, sia attraverso l’educazione, sia attraverso un costante esame delle nostre stesse convinzioni e azioni.

LUDOVICO ORLANDO  classe IVBLSC


Il 18 Novembre 2023 è stato ritrovato il corpo di Giulia Cecchettin vicino al lago di Barcis, uccisa dal suo ex fidanzato perché non accettava la fine della loro relazione. Giulia è una delle tante vittime di questo fenomeno mostruoso chiamato ‘femminicidio’. La rabbia, il dolore, la vergogna sono le sensazioni che ho provato alla notizia del ritrovamento. Perché si è arrivati a ciò? La risposta è legata a una concezione che vorrebbe ancora la donna subordinata all’uomo come sua proprietà.

Ma inaccettabile è l’uomo che limita la libertà della donna. Inaccettabile l’uomo che si sente minacciato da una donna solo perché ha più successo di lui. Inaccettabile soprattutto l’uomo che commette violenza su una donna (psicologica o fisica non importa), l’uomo che ammazza la donna perché, se non può amare lui, allora non deve amare nessun altro.

Sono stanco di vivere in questa società maschilista in cui la donna non è libera di poter uscire tranquilla, stanco del fatto che, quando una donna denuncia il marito o il partner per violenza, la maggior parte delle forze dell’ordine non prende seriamente la denuncia.

Detto ciò, un saluto a Giulia: vola in alto.

Mi chiedo se fosse necessario che tu patissi questo affinché il nostro governo  decidesse di fare di più per le donne che vivono in questa situazione di disagio.

Luca Paiella classe VB LS


SEMPRE DI PIU’ SONO LE DONNE E LE RAGAZZE VITTIME DI VIOLENZA, COME SONO IN CONTINUO AUMENTO LE PERSONE AFFETTE DA DCA: C’E’ UNA CORRELAZIONE FRA QUESTI DUE FENOMENI?

Come ogni anno dal 1999, il 25 novembre si celebrerà la giornata contro la violenza sulle donne. Negli ultimi giorni si sono consumate innumerevoli tragedie classificabili come femminicidi, che hanno avuto come vittime ragazze sempre più giovani e capaci, ricche di sogni e speranze spente da un destino ingiusto; tale fenomeno riguarda mediamente  circa 104 giovani all’anno, solo in italia. Neanche i tre anni di pandemia sono riusciti a mettere un freno alla crescente violenza, diffusa in fasce di età sempre minore, nella sua forma più folle. In questo arco di tempo molti giovani italiani hanno vissuto o iniziato la loro adolescenza e contestualmente gli psicologi hanno constatato un aumento di difficoltà a livello psicologico.  Proprio questi ultimi anni sono stati costellati infatti da episodi di violenza inaudita tra gang e singoli, accompagnata da disagi  di vario tipo. Tra le innumerevoli problematiche rilevate nei giovani di questa generazione troviamo largamente manifestate ansia e depressione, disturbi della personalità, difficoltà nella somatizzazione, nell’apprendimento, disordini mentali, tutti, a quanto pare, tempestivamente ed efficacemente trattati con percorsi di psicoterapia. Un problema però, tornato alla carica dopo anni di apparente tregua, si sta manifestando sempre di più negli adolescenti e non solo. Si tratta del Disturbo del Comportamento Alimentare. Questa  definizione generica comprende diverse forme di disagio legate all’alimentazione, che nascondono altrettanti misteri nascosti nella psiche della sua vittima. Questo tipo di disagi colpisce  ambedue i sessi, ma il fenomeno è dilagante soprattutto tra persone di genere femminile. In molti casi infatti l’origine di queste difficoltà risale ad un trauma, ad una violenza subita in età infantile o adolescenziale, oppure  a disagi legati quotidianamente alle pressioni derivanti da giudizi, critiche e da canoni di bellezza impossibili da imitare.

MA COSA SONO I DCA?

“I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono patologie caratterizzate da un’ alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo. Insorgono prevalentemente durante l’adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile. I comportamenti tipici di una persona che soffre di un Disturbo del Comportamento Alimentare sono: digiuno, restrizione dell’alimentazione, crisi bulimiche (l’ingestione di una notevole quantità di cibo in un breve lasso di tempo accompagnata dalla sensazione di perdere il controllo, ovvero di non riuscire a controllare cosa e quanto si mangia), vomito autoindotto, assunzione impropria di lassativi e/o diuretici al fine di contrastare l’aumento ponderale, intensa attività fisica finalizzata alla perdita di peso. Alcune persone possono incorrere in uno o più di questi comportamenti, ma ciò non vuol dire necessariamente che esse soffrano di un disturbo alimentare. Ci sono infatti dei criteri ben precisi che definiscono cosa si intende per “disturbo del comportamento alimentare”.

I principali Disturbi del Comportamento Alimentare sono l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa; altri disturbi sono il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (o Binge Eating Disorder; BED), caratterizzato dalla presenza di crisi bulimiche senza il ricorso a comportamenti di compenso e/o di eliminazione per il controllo del peso e i Disturbi Alimentari Non Altrimenti Specificati (NAS), categoria utilizzata per descrivere quei pazienti che, pur avendo un disturbo alimentare clinicamente significativo, non soddisfano i criteri per una diagnosi piena.

Soffrire di un disturbo alimentare sconvolge la vita di una persona; sembra che tutto ruoti attorno al cibo e alla paura di ingrassare. Cose che prima sembravano banali ora diventano difficili se non impossibili e motivo di forte ansia, come andare in pizzeria o al ristorante con gli amici o partecipare ad un compleanno o ad un matrimonio. Spesso i pensieri sul cibo assillano la persona anche quando non è a tavola; ad esempio a scuola o sul lavoro terminare un compito diventa difficilissimo, perché sembra che ci sia posto solo per i pensieri su cosa si “debba” mangiare, sulla paura di ingrassare o di avere un’abbuffata.”(https://www.psicopatologiaalimentazione.it/per-i-familiari/cosa-sono-i-disturbi-alimentari/)

Possono poi sopraggiungere altri disagi, come ad esempio il DOC o disturbo ossessivo compulsivo, che si origina da un pensiero che si insinua nella mente di un individuo  il quale comincia a ritenerlo importante, motivo di timore a volte, e lo alimenta rimuginando sempre, fino a farlo diventare un’ossessione. Il cervello in questo modo rimane vittima dell’ansia, tanto da cercare a tutti i costi un modo per evitare che la sua paura si avveri e che perciò costringe l’individuo a seguire gesti rituali, chiamati compulsioni, che a lungo andare diventano sempre più gravi e invalidanti. La vittima di questo disturbo persiste in tali comportamenti nonostante si renda conto del problema, a causa  della mancata verifica dell’evento temuto, non collegata nella realtà all’esecuzione di determinati gesti, ormai fondamentali ed inevitabili. Tutto ciò determina un mutamento nella disposizione del ragionamento a livello cerebrale, divenuto in questo modo convergente, cioè indirizzato verso un focus che elimina tutto il resto, come avviene ai cavalli nel momento in cui vengono loro applicati i limitatori visivi, al fine di farli concentrare solo sul percorso da svolgere durante la competizione. Questo, in molti casi, comporta una disfunzione a livello di comunicazione cerebrale, in particolare di uno pseudo ormone chiamato serotonina, responsabile della felicità. Ciò si verifica anche nei casi di DCA, in quanto la presenza di questo elemento è anche determinata dal tipo di alimentazione adottata, che in una situazione di disturbo alimentare, viene stravolta.

L’integrazione della serotonina può avvenire tramite specifici psicofarmaci di varia intensità, prescritti dallo psichiatra. Infatti un modo per guarire c’è, e consiste in una terapia di tipo cognitivo comportamentale, accompagnata da monitoraggi medici. Un intervento tempestivo può quindi evitare il ricovero della persona, specialmente nei casi, ad esempio, di anoressia nervosa, un disturbo che può addirittura portare alla morte una volta raggiunto un certo livello di dimagrimento, tale da non permettere una risalita. Purtroppo è presente una nota dolente in questo sistema, l’elevato costo dei trattamenti, attuabili molto spesso soltanto in forma privata, cosa che rende per alcune famiglie proibitiva la guarigione dei propri cari.

QUAL’E’ LA CORRELAZIONE QUINDI FRA I DISAGI PSICHICI E LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE?

E’ stato provato statisticamente che più della metà delle donne affette da Disturbi del Comportamento Alimentare sono state vittime di abusi sessuali in età compresa fra i 6 e i 17 anni. Molte volte infatti il non mangiare può essere la manifestazione di depressione, rabbia e paura, di malesseri talmente forti da determinare la volontà di annullare il proprio fisico, dimagrendo fino, appunto, a scomparire. Molte donne e ragazze infatti sono vittime di minacce, violenze fisiche, verbali e psicologiche dovute alla volontà dell’altro di possederle come oggetti, come corpi senza vita. Allora la psiche può voler distruggere quella carne così desiderata e

“pesante” fino al punto di metterle in pericolo, portandole alla morte. Si possono verificare, di conseguenza, episodi di autolesionismo e suicidio. In alcuni casi la vittima di violenza, non sfoga il suo dolore con un disagio psichico o fisico, ma prova a ribellarsi, ed è così che poi viene messa a tacere con un’ultima definitiva violenza, il femminicidio. I responsabili però non solo, a volte, non pagano neanche adeguatamente il crimine commesso, ma nella pena non vengono mai considerate il dolore, le sofferenze e i disagi provocati non solo alle loro vittime, ma anche alla famiglia a cui appartengono ed alla società intera. Ci sarà mai una fine a tutto questo?

Gaia Caponi 2A LS


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