I bambini giocano alla guerra

I bambini giocano alla guerra (Bertolt Brecht)


I bambini giocano alla guerra.
È raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai “pum” e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo
non ride più.
È la guerra.
C’è un altro gioco
da inventare:
far sorridere il mondo,
non farlo piangere.
Pace vuol dire
che non a tutti piace
lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli
piacciono anche
agli altri bimbi
che spesso non ne hanno,
perché ne hai troppi tu;
che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci;
che la tua mamma
non è solo tutta tua;
che tutti i bambini
sono tuoi amici.
E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura.
B. Brecht.


I bambini giocano alla guerra è una delle poesie più conosciute del celebre poeta e
drammaturgo tedesco Bertolt Brecht. Questa poesia, dal lessico estremamente semplice,
si rivolge ai bambini, spiegando loro con metafore adatte non solo cosa sia la guerra, ma
soprattutto cos’è la pace. Pace vuol dire tolleranza, condivisione, amicizia. Sono valori
così semplici, eppure le guerre sono continue e sembrano non avere mai fine. Brecht
scriveva questo quasi un secolo fa. Si rivolge ai bambini perché ripone in loro le sue
ultime speranze per un mondo migliore. Gli adulti fanno sempre la guerra, quindi i
bambini devono cercare di giocare alla pace. Il poeta affida questo compito alle

generazioni future, pur sapendo che l’odio è un sentimento caratteristico dell’uomo.
Brecht scrive queste parole durante la Seconda Guerra Mondiale, ma lo stesso potremmo
fare noi oggi. La guerra è in Ucraina, Palestina, Etiopia, Siria e tanti altri paesi. La
guerra non è soltanto nei luoghi e negli Stati, ma è anche dentro di noi. Si manifesta in
occhi sofferenti e affamati, in visi mesti e scavati. La guerra è ovunque, ma non ha
vincitori, porta solo povertà, delusioni, astio. Gli stessi bambini che oggi dovevano
giocare alla pace stanno morendo tra le macerie. Gli stessi bambini che oggi dovevano
sorridere e costruire un mondo migliore non hanno più un’identità. Per questo dobbiamo
farlo noi per loro. La pace non si instaura con le bombe e con i mitra, ma con le parole e i
gesti. La pace non inizia con i trattati politici, ma con il perdono. La pace inizia quando
un bambino non ha più fame, freddo, paura.


Samyia Akter, classe IIA liceo classico


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