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Giochi di ruolo: un altro mondo è possibile

di Elena Erasmi

“Facciamo che io ero…”. Così cominciano i giochi dell’infanzia, tanto oggi quanto nel passato. Si parla di un giocare pulito, senza regole e senza bari, senza vinti né vincitori, perché le pistole dei cowboy, come le frecce degli indiani, sono a salve e l’unico vero obbiettivo è il divertimento.

Quindi che tu lo sappia o meno, hai giocato ai giochi di ruolo.

Certo, c’è voluto parecchio tempo perché questi giochi si strutturassero con un apparato di meccaniche utili ad immergersi nell’ambientazione ed a simulare sfide più avvincenti o complesse, ma lo spirito è rimasto quello: una narrazione condivisa, con un regista che inizia il racconto definendo dove, come e quando si svolge, creando un evento, per poi lasciare spazio ai giocatori, che come attori senza copione improvvisano, guidati solo dalla conoscenza del personaggio che interpretano, per poi passare nuovamente la parola al narratore/regista/arbitro che determina le conseguenze delle loro azioni.

Certo, un gioco che coinvolge così tante persone, soprattutto se non si parla di adulti, ha bisogno di regole e di un elemento che permetta di determinare in modo imparziale il successo o meno delle loro azioni, entrano quindi in gioco manuali e dadi ed arriviamo a quello che oggi è il gioco di ruolo.

In realtà tutto nasce negli anni ’60. In sostanza, partendo dai giochi con i soldatini, si inizia ad inserire il dado per capire se un colpo era a segno e, da lì a qualche anno, giocatori creativi e con una vena più creativa iniziarono a giocare interpretando ciò che il personaggio avrebbe detto, dando una vena recitativa al tutto… da lì il supporto dei soldatini divenne sempre meno incisivo e l’immersione nel personaggio sempre più fondamentale.

Negli anni si sono sviluppate molte declinazioni del gioco, dai libri-game, con storie a bivi che permettono al lettore di decidere quali sfide affrontare e che percorsi prendere, fino ai Giochi di Ruolo dal vivo, dove giocatori interpretano i propri personaggi vestendosi e recitando come attori le avventure organizzate da un gruppo di Master (coloro che coordinano il gioco come registi)

Naturalmente un giocatore visto dall’esterno appare come qualcuno in fuga dalla realtà in cui vive, e per quanto sia vero, che fuggire dalla realtà possa essere invitante (anche parlando di libri o film) in questo caso non si parla di una esperienza passiva, ma di una immersione in un mondo comunque complesso, dove ci si trova a dover affrontare sfide, cercando di sfruttare al meglio i propri punti di forza, e superare i propri punti deboli.

L’effetto di questo sviluppo all’interno del gioco porta immancabilmente ad una crescita del giocatore nella vita reale: “se sono riuscito a sconfiggere il capo degli orchi, cosa vuoi che sia fare capire al bullo che non sono un suo giocattolo?”, “se ho imparato in tre notti la formula di quell’incantesimo complesso, non è certo il compito di matematica che mi deve spaventare”, “se con il mio personaggio ho conquistato una principessa, non devo avere paura di chiedere ad Elena di uscire”…

Per quanto possa apparire strano, anche le esperienze simulate, in questo ambiente ludico hanno la capacità di arricchire la personalità, cultura e fiducia in se dei partecipanti, questo anche perché esistono diverse ambientazioni, non solo favolistiche ma anche storiche che permettono di immaginare in prima persona come si viveva in altre epoche; giochi di investigazione che mettono costantemente alla prova la capacità di problem solving, o giochi horror che permettono di sperimentare situazioni di disagio e tensione imparando, in ambiente protetto, a gestire queste emozioni ed avere mente lucida e nervi saldi.

Perché questi giochi sono così utili nello sviluppo della persona è presto detto: non si ha un elenco di opzioni disponibili, ma qualsiasi soluzione può essere decisa dal giocatore, purché sensata (il Master ha appunto il ruolo di decidere ciò la in quell’universo può realmente succedere) e nella speranza che il tiro di dado (qualora necessario) dia un esito positivo. Il Giocatore sarà quindi spesso premiato per idee rette da una logica schiacciante, così come dalla capacità di immaginare situazioni e conseguenze possibili, ma al tempo stesso dovrà essere anche pronto ad affrontare una casualità avversa sviluppando la capacità di trovare soluzioni multiple per affrontare lo stesso problema ed un vero e proprio pensiero laterale.

Ma quindi, quando tutto è finito ed il giocatore ha vinto finisce tutto? Qui viene il bello, come si diceva all’inizio non ci sono vincitori in questo gioco, ogni personaggio avrà portato avanti gli obbiettivi a cui avrà dato più importanza, crescendo con lo sviluppo di nuove capacità o il miglioramento di quelle che già aveva, e come in un film o in una serie tv, nulla vieta che dopo una prima avventura non possa affrontarne di nuove, portando avanti il personaggio con cui ha affrontato le avversità o sperimentando attraverso un personaggio diverso, per sesso, età, razza, specie… arricchendo così la propria capacità di immedesimarsi e comprendere diversi valori, vissuti, esperienze ed ostacoli…e se dopo mille avversità, un avversario troppo tosto o un evento sfortunato dovessero porre fine alla vita dello sventurato personaggio beh, fortunatamente si tratta solo di un gioco, e col sostegno dei compagni, si potrà riprendere con un nuovo personaggio ad affrontare gli ostacoli, perché il gioco di squadra è fondamentale e l’empatia e lo spirito di gruppo che nasce tra coloro che vivono insieme esperienze intense ed avventurose affrontando uniti e solidali le prove che si parano loro davanti.

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