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Alla scoperta del mondo dell’accoglienza: cronaca di una giornata particolare

di Jacopo Fantera

Nella giornata di venerdì 13 maggio la classe 4C del Liceo scientifico Scienze applicate, accompagnata dai prof Francesca Capaccio e Livio Martini, si è recata a Roma per un’uscita didattica. La meta è stata il FerrHotel, un ex hotel per ferrovieri e viaggiatori ora diventato un efficiente centro d’accoglienza per rifugiati. Il centro è gestito dalla Caritas di Roma e ha a disposizione circa 50 posti per l’accoglienza in un’ala e altri 10 posti in un’altra, per gli ospiti più autonomi.

Appena arrivati, gli studenti sono stati subito accolti dal responsabile del centro, Flavio, e dalla sua collaboratrice, nonché assistente sociale, Daniela, che li hanno fatti accomodare nella sala comune offrendo loro acqua fresca e qualche dolce. Dopo pochi minuti Flavio e Daniela hanno iniziato ad intercettare alcuni ospiti che passavano di lì per presentarli alla classe. Da subito il gruppo ha notato un po’ di timore e di imbarazzo: qualche ragazzo, infatti, ha preferito non mostrarsi, alcuni ragazzi invece si sono presentati con il loro nome e cognome, hanno detto la loro età e i paesi da cui fuggivano: Gambia, Mali, Siria e molti altri. A questo punto gli studenti hanno pensato a quanto deve essere difficile trovarsi così lontani dalle proprie famiglie e quanto duro deve essere stato il loro viaggio per trovare una nuova casa. Gli ospiti hanno espresso la loro volontà di andare avanti con coraggio presentando alcuni loro progetti: uno di loro per esempio sognava di darsi al commercio del mais, aprendo una piccola attività.

Terminate le presentazioni, è iniziato il vero e proprio incontro. Gli studenti si sono divisi in 3 gruppi – gli eritrei, gli afghani e i siriani – per partecipare a un gioco-quiz che è servito a testare le loro conoscenze relative ai flussi migratori e allo status di rifugiato. Le domande presenti nel quiz hanno fatto riflettere gli studenti su molte questioni: per esempio sul gran numero di bambini costretti a lasciare la propria casa e a iniziare una vita da profughi, oppure sulla quantità di stranieri presenti nel nostro Paese e su quanto la nostra percezione dell’immigrazione sia in realtà riferita solo a ciò che vediamo e viviamo nel nostro quartiere. In realtà c’è molto altro: basti pensare che i paesi che accolgono il maggior numero di rifugiati non sono europei.

Terminato il gioco-quiz, è arrivata la parte più forte della giornata, che ha messo a dura prova l’emotività dei ragazzi. Flavio ha mostrato un filmato di Katia Pellegrino, una giovane comandante della nave Idra che operava nello stretto di Sicilia, al largo dell’isola di Lampedusa.

La storia

Katia è ai suoi ultimi 60 giorni di comando, prima del congedo temporaneo, quando, al 41esimo giorno, la nave viene contattata da una motovedetta di pattuglia e avvisata che un barcone pieno di migranti si è ribaltato al largo. Cosa fare? Katia invia subito alcuni elicotteri per lanciare i salvagenti cercando di mettere in salvo più gente possibile. Una volta arrivate le motovedette si cerca di far salire il maggior numero di persone ma esse sono sparse per circa 2 km quadrati di mare. “Molti erano a pancia in giù” racconta un membro dell’equipaggio.

Gli studenti sono rimasti veramente scossi dal filmato, al termine del quale sono rimasti in silenzio assorti in pensieri del tipo: “E se questo capitasse a me?”. “Siamo davvero fortunati!” . In seguito Daniela ha descritto la struttura e le funzioni del centro: “In alcuni momenti si respira un’aria difficile, dovuta ai problemi che si creano nell’accogliere i richiedenti asilo. Problemi burocratici, sanitari, sociali. In altri momenti invece il clima è più sereno: succede quando gli ospiti lasciano la struttura per continuare la loro vita”. Sapere che un ragazzo che ha rischiato la morte in mare ora si sta riprendendo la propria vita è una cosa che fa stringere il cuore!

Successivamente si è passati alle domande. Una in particolare ha colpito gli operatori: “Perché avete scelto di fare questo lavoro?”. Dopo altre riflessioni ed altre esperienze raccontate, è emerso che aiutare il prossimo è un’attività che si può fare solo per passione. E’ una vocazione, priva di secondi fini.

I ragazzi sono stati quindi congedati, ancora pieni di domande, di curiosità ma anche di molte risposte, tutti consapevoli che non dimenticheranno facilmente questa esperienza. Alcuni studenti hanno voluto lasciare dei capi d’abbigliamento ai ragazzi del centro. Un gesto di generosità che ha commosso sia i prof che gli operatori. Successivamente il gruppo ha compiuto un giro turistico per la città di Roma per poi tornare a casa a riflettere sulla fortuna che si ha nel nascere nel paese “giusto”.

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